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SCULTURE DELLA NATURA

Nei vigneti della tenuta di Cavanera Etnea c’è un tesoro raro e prezioso. Lungo il profilo della sciara, si estende la parte più antica di questa vigna delle meraviglie, con piante straordinarie per forma, dimensione e forza vitale. Si distinguono da tutte le altre per la formazione del tronco, spesso evoluto in cerchi concentrici, spire e braccia contorte. Creature che il tempo ha forgiato portandole a noi, cariche di storia ma ancora straordinariamente vitali, tenaci, fruttifere. Sono a piede franco, molte di esse precedono la stessa comparsa della Fillossera ai primi del novecento e rappresentano autentiche reliquie di un tempo perduto.
Non sono semplicemente viti, piante, ma fiere sculture della natura, in cui è ancora viva la memoria atavica di chi le piantò, un vero e proprio museo a cielo aperto dove è possibile ricostruire la storia della viticultura etnea.
Studiarle da vicino è un privilegio unico, non c’è solo la storia della viticultura e dell’enologia mediterranea, ma di più: una fonte inesauribile di informazioni riguardanti l’andamento del clima e delle annate; in pratica, di ciò che la singola pianta ha visto e vissuto. Proprio per questo sia l’Università di Palermo che il Consiglio Nazionale delle Ricerche le tengono sotto osservazione. Nello specifico il CNR sta incominciando a ricostruire il genotipo di queste piante, al fine di mapparne il DNA, mentre il Dipartimento di Scienze Agrarie ha effettuato la datazione, confermando che alcuni di questi splendidi esemplari precedono l’arrivo della fillossera sull’Etna.
Proteggerle e tenerle in produzione è l’impegno più sacro e più sentito da Firriato. Ma non era sufficiente: da queste piante preziose, vengono tratte infatti le marze per i reimpiazzi, sempre a piede franco, mantenendo integra la trasmissione genetica della pianta madre.

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Nei vigneti della tenuta di Cavanera Etnea c’è un tesoro raro e prezioso. Lungo il profilo della sciara, si estende la parte più antica di questa vigna delle meraviglie, con piante straordinarie per forma, dimensione e forza vitale. Si distinguono da tutte le altre per la formazione del tronco, spesso evoluto in cerchi concentrici, spire e braccia contorte. Creature che il tempo ha forgiato portandole a noi, cariche di storia ma ancora straordinariamente vitali, tenaci, fruttifere. Sono a piede franco, molte di esse precedono la stessa comparsa della Fillossera ai primi del novecento e rappresentano autentiche reliquie di un tempo perduto.
Non sono semplicemente viti, piante, ma fiere sculture della natura, in cui è ancora viva la memoria atavica di chi le piantò, un vero e proprio museo a cielo aperto dove è possibile ricostruire la storia della viticultura etnea.
Studiarle da vicino è un privilegio unico, non c’è solo la storia della viticultura e dell’enologia mediterranea, ma di più: una fonte inesauribile di informazioni riguardanti l’andamento del clima e delle annate; in pratica, di ciò che la singola pianta ha visto e vissuto.

Proprio per questo sia l’Università di Palermo che il Consiglio Nazionale delle Ricerche le tengono sotto osservazione. Nello specifico il CNR sta incominciando a ricostruire il genotipo di queste piante, al fine di mapparne il DNA, mentre il Dipartimento di Scienze Agrarie ha effettuato la datazione, confermando che alcuni di questi splendidi esemplari precedono l’arrivo della fillossera sull’Etna.
Proteggerle e tenerle in produzione è l’impegno più sacro e più sentito da Firriato. Ma non era sufficiente: da queste piante preziose, vengono tratte infatti le marze per i reimpiazzi, sempre a piede franco, mantenendo integra la trasmissione genetica della pianta madre.

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